Semana Santa – primera parte

Ho finalmente attraversato e superato la settimana di passione andaluza.
Tutti i preparativi ed aspettative riguardanti questo importante avvenimento non sono stati disattesi.
Le vie centrali di Siviglia erano letteralmente sommerse dalle sedie (a pagamento) per far godere al meglio questa esperienza ai sivigliani.
Ma per poter capire ccessomeglio quello che è su, ho bisogno di qualche premessa.
Le hermanedades che portano per Siviglia le loro immagini sacre sono 60. Esatto. SESSANTA. Però molto molto raramente riescono ad uscire tutte. Quest’anno ad esempio, per il maltempo che ha afflitto la zona, solo 30 hanno potuto effettuare la processione. Molto poche, e ogni volta che il consiglio della confraternita decide di non uscire per le strade, ci sono moltissime persone che soffrono e si commuovono, per non poter vedere la loro Vergine.
Ogni hermandad parte dalla propria parrocchia ed esegue un percorso che converge, per tutte, alla Cattedrale. Prima di arrivarci, devono obbligatoriamente fare un tragitto comune che si chiama Carrera Oficial, che tocca le vie adiacenti alla Cattedrale. Dopo essere passate dalla chiesa principale di Siviglia, il corteo torna verso la propria parrocchia.
La processione ha una durata diversa da confraternita a confraternita, a seconda del percorso che esegue e dal numero di nazarenos dalla quale è composta. Ci sono parrocchie con un centinaio di nazareni, ed altre, le + antiche e famose, che ne hanno oltre 2000.
Il “clou” della processione è il passaggio dei pasos, ovvero le rappresentazioni del Cristo e della Vergine. Sono dei carri enormi, con statue a grandezza naturale, ricchissime nell’allestimento, nelle vesti e negli addobbi.
Il paso del Cristo di solito rappresenta il momento della Passione durante il quale la confraternita effettua la processione, e di conseguenza questo influisce su tutto il tono della processione. Cambia la musica, l’atteggiamento dei nazareni e del pubblico. Le processioni del venerdì santo per questo sono le + “drammatiche”, con la rappresentazione della croceffissione e della pietà.
Questi palchi vengono trasportati dai costaleros, che una volta venivano assoldati tra i portuali, ma che oggi sono parrocchiani. Già dalle settimane antecedenti alla Pasqua, durante la notte, si possono incrociare gli allenamenti e le prove dei costaleros per le strade delle processioni.
Il loro cammino, ovviamente, non è continuo. Effettuano molti intervalli, appoggiando il palco a terra e, ogni tot, vengono sostituiti da altri costaleros, per riposarsi. Il palco è seguito dal capataz, figura che coordina i loro movimenti attraverso gli stretti vicoli traboccanti di gente.
I nazareni che compongono la processione hanno questi cappucci appuntiti e delle tuniche con i colori della confraternita. I più suggestivi sono ovviamente quelli vestiti completamente di nero. Fa strano vederli passare per le strade in momenti diversi dalle processioni, incontrarli sul bus o in ascensore, vederli togliersi il cappuccio e scoprire che là sotto si nasconde un adolescente brufoloso o una donnina occhialuta.
Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di resurrezione, ogni giorno c’è un calendario preciso di ogni hermanedad che scende per le vie. Avere il programma è fondamentale per seguire le stazioni di penitenza, così si può scegliere il posto dove aspettare il corteo e correre da una processione all’altra (o evitare le zone “rosse”…). Per avere un’idea di quello che significa, vi consiglio di guardare il sito ufficiale della Semana Santa.
Questi, i fatti. Per le impressioni, vi rimando al prossimo post!

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Barcelona

La mia seconda personale fuga da Siviglia è stata per andare a conoscere una mia amica fotografa a a Barcellona. Era da tempo che io e lei avevamo la voglia di vederci e di passare del tempo insieme. Così ho prenotato il volo e sono andata a trovarla.
Lei credo sia la persona + “estrema” che a questo punto conosco, una vera punk con una vita incredibile alle spalle e così tante esperienze da far impallidire molti uomini (e donne) di mondo…
Ho passeggiato con lei per tutta Barcellona, da Gracia al mare, da Poble Nou al Maresme Forum. Architetture che andavano dallo stile gotico al Nouveau, dai palazzi popolari alle grandi opere di design.
Devo dire che anche questa volta non sono riuscita a cambiare la mia opinione su questa città. Non mi sembra la classica città spagnola, tutta questa mescolanza di stili le fa perdere peculiarità. Anche se devo dire che da appassionata di architetture, mi sono beata alla fista di così tante particolarità. E non sto parlando di Gaudì, ma degli enormi palazzi del Maresme forum… Mi hanno davvero lasciata piacevolmente sorpresa!
Altra cosa di cui mi sono beata è stato attraversare Gracia e Poble Nou, ovvero due villaggi ormai assorbiti pienamente dal congiunto urbano di Barcellona. Ma in questi quartieri ho ritrovato la calma e la tranquillità di Siviglia…
Ecco, quello a cui ho fatto caso è stato che i miei confronti non erano con una città italiana, ma con Siviglia: prezzi, abitudini, modi di dire… tutto paragonato all’Andalusia. Segnaccio.
Comunque la mia amica ha insistito molto sul fatto che io dovessi andare a stare là. Anche non sapendo il catalano un lavoretto lo troverei…
Chissà se il prossimo inverno sarà un Inverno Catalano!?!? ^_^