Estate

Sono ritornata ormai da tempo in Toscana. Le prime settimane sono state veramente dure. Non riuscivo più a sentirmi a mio agio in mezzo alle persone che conosco da anni, nei luoghi in cui sono cresciuta. Aprile e Maggio sono stati mesi lunghi e noiosi, la mia testa vagava, faticavo a seguire le conversazioni e a prestare attenzione a ciò che mi veniva detto. Poi… poi è arrivata l’estate. Sono tornati i ritmi da cicala e le serate folli in giro per la Maremma. Le sagre, gli aperitivi, i mojitos e le notti bianche con la mia amica Fra, le albe per strada, il ritrovato stordimento a lavoro del giorno dopo…

 

Semana Santa – primera parte

Ho finalmente attraversato e superato la settimana di passione andaluza.
Tutti i preparativi ed aspettative riguardanti questo importante avvenimento non sono stati disattesi.
Le vie centrali di Siviglia erano letteralmente sommerse dalle sedie (a pagamento) per far godere al meglio questa esperienza ai sivigliani.
Ma per poter capire ccessomeglio quello che è su, ho bisogno di qualche premessa.
Le hermanedades che portano per Siviglia le loro immagini sacre sono 60. Esatto. SESSANTA. Però molto molto raramente riescono ad uscire tutte. Quest’anno ad esempio, per il maltempo che ha afflitto la zona, solo 30 hanno potuto effettuare la processione. Molto poche, e ogni volta che il consiglio della confraternita decide di non uscire per le strade, ci sono moltissime persone che soffrono e si commuovono, per non poter vedere la loro Vergine.
Ogni hermandad parte dalla propria parrocchia ed esegue un percorso che converge, per tutte, alla Cattedrale. Prima di arrivarci, devono obbligatoriamente fare un tragitto comune che si chiama Carrera Oficial, che tocca le vie adiacenti alla Cattedrale. Dopo essere passate dalla chiesa principale di Siviglia, il corteo torna verso la propria parrocchia.
La processione ha una durata diversa da confraternita a confraternita, a seconda del percorso che esegue e dal numero di nazarenos dalla quale è composta. Ci sono parrocchie con un centinaio di nazareni, ed altre, le + antiche e famose, che ne hanno oltre 2000.
Il “clou” della processione è il passaggio dei pasos, ovvero le rappresentazioni del Cristo e della Vergine. Sono dei carri enormi, con statue a grandezza naturale, ricchissime nell’allestimento, nelle vesti e negli addobbi.
Il paso del Cristo di solito rappresenta il momento della Passione durante il quale la confraternita effettua la processione, e di conseguenza questo influisce su tutto il tono della processione. Cambia la musica, l’atteggiamento dei nazareni e del pubblico. Le processioni del venerdì santo per questo sono le + “drammatiche”, con la rappresentazione della croceffissione e della pietà.
Questi palchi vengono trasportati dai costaleros, che una volta venivano assoldati tra i portuali, ma che oggi sono parrocchiani. Già dalle settimane antecedenti alla Pasqua, durante la notte, si possono incrociare gli allenamenti e le prove dei costaleros per le strade delle processioni.
Il loro cammino, ovviamente, non è continuo. Effettuano molti intervalli, appoggiando il palco a terra e, ogni tot, vengono sostituiti da altri costaleros, per riposarsi. Il palco è seguito dal capataz, figura che coordina i loro movimenti attraverso gli stretti vicoli traboccanti di gente.
I nazareni che compongono la processione hanno questi cappucci appuntiti e delle tuniche con i colori della confraternita. I più suggestivi sono ovviamente quelli vestiti completamente di nero. Fa strano vederli passare per le strade in momenti diversi dalle processioni, incontrarli sul bus o in ascensore, vederli togliersi il cappuccio e scoprire che là sotto si nasconde un adolescente brufoloso o una donnina occhialuta.
Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di resurrezione, ogni giorno c’è un calendario preciso di ogni hermanedad che scende per le vie. Avere il programma è fondamentale per seguire le stazioni di penitenza, così si può scegliere il posto dove aspettare il corteo e correre da una processione all’altra (o evitare le zone “rosse”…). Per avere un’idea di quello che significa, vi consiglio di guardare il sito ufficiale della Semana Santa.
Questi, i fatti. Per le impressioni, vi rimando al prossimo post!

Barcelona

La mia seconda personale fuga da Siviglia è stata per andare a conoscere una mia amica fotografa a a Barcellona. Era da tempo che io e lei avevamo la voglia di vederci e di passare del tempo insieme. Così ho prenotato il volo e sono andata a trovarla.
Lei credo sia la persona + “estrema” che a questo punto conosco, una vera punk con una vita incredibile alle spalle e così tante esperienze da far impallidire molti uomini (e donne) di mondo…
Ho passeggiato con lei per tutta Barcellona, da Gracia al mare, da Poble Nou al Maresme Forum. Architetture che andavano dallo stile gotico al Nouveau, dai palazzi popolari alle grandi opere di design.
Devo dire che anche questa volta non sono riuscita a cambiare la mia opinione su questa città. Non mi sembra la classica città spagnola, tutta questa mescolanza di stili le fa perdere peculiarità. Anche se devo dire che da appassionata di architetture, mi sono beata alla fista di così tante particolarità. E non sto parlando di Gaudì, ma degli enormi palazzi del Maresme forum… Mi hanno davvero lasciata piacevolmente sorpresa!
Altra cosa di cui mi sono beata è stato attraversare Gracia e Poble Nou, ovvero due villaggi ormai assorbiti pienamente dal congiunto urbano di Barcellona. Ma in questi quartieri ho ritrovato la calma e la tranquillità di Siviglia…
Ecco, quello a cui ho fatto caso è stato che i miei confronti non erano con una città italiana, ma con Siviglia: prezzi, abitudini, modi di dire… tutto paragonato all’Andalusia. Segnaccio.
Comunque la mia amica ha insistito molto sul fatto che io dovessi andare a stare là. Anche non sapendo il catalano un lavoretto lo troverei…
Chissà se il prossimo inverno sarà un Inverno Catalano!?!? ^_^

Granada

Maledetta memoria! Maledetti ricordi! È tutto così cambiato dal 2000… Non sono riuscita a trovare nulla di quel paese antico e polveroso che vidi 12 anni fa, con gli occhi sgranati di una diciannovenne che vede per la prima volta il mondo, che vive la sua prima vera vacanza col primo amore della sua vita, che passa un mese zingaro fuori casa con lo zaino in spalla…
Ritmi veloci, sorrisi artefatti di mercanti arabi, omologazione tutto intorno.
Questa è la sensazione che mi ha lasciato Granada. Qualcosa di finto, fasullo. L’Alhambra, troppo bella e perfetta. La Barbie delle fortezze moresche. Il paese, troppo “etnico”, l’ostello, troppo impersonale.
E quindi mi chiedo se non sono io a non essere riuscita a calarmi nell’atmosfera, se prendermi la responsabilità di programmare e prenotare tutto per 10 persone abbia significato mettere da parte la mia visione individualistica delle cose per star dietro a ritmi, necessità, pareri diversi…
Alla fine tutto è andato bene, l’ostello era carino e siamo sopravvissuti all’affollata nottata. Abbiamo visitato molto velocemente l’Alhambra, l’Albaicín, mangiato in un posto assolutamente schifoso, fumato narghilè, bevuto tè, ballato le solite manfrine spagnole…
Adesso sono sul treno x Siviglia e non vedo l’ora di essere di nuovo tra le sue braccia, in posti che ormai sono familiari, muovendomi sicura sapendo dove andare…

Prozac personali

Chissà se le persone che mi vedono passare velocemente in bici ridacchiando, pensano che io sia pazza.
La verità è che non mi interessa.
In questo momento uno tsunami di libertà mi sta travolgendo, e la cosa che più mi esalta è che me ne sto rendendo conto. Non sempre si è consapevoli di quello che ci succede, di come è DAVVERO la nostra vita, e pensiamo sempre in maniera negativa, calpestando fatti e conquiste che poi, guardandoci indietro, realizziamo essere state fondamentali ed importanti.
“si stava meglio quando si stava peggio”. Ci fermassimo solo un po’ + spesso ad analizzare cosa abbiamo, non lo rimpiangeremmo in futuro (o forse si, però con la soddisfazione di essercelo goduto).
Mi sto godendo le corse notturne in bici, le passeggiate al sole, la scoperta di nuovi posti, le sciocchezze dette sul fiume coi miei nuovi amici spagnoli e rispondere con qualche espressione colloquiale, sentire il verso dei pappagalli e alzare la testa per cercarli sugli alberi, il profumo dei fiori di arancio che si stanno schiudendo, attraversare la città con sicurezza, trovare un posto pazzesco e portare poi qualcuno a vederlo, la facilità con cui mi sento a mio agio con persone straniere anche dopo 3 minuti di conoscenza, ascoltare i Beirut mentre cammino x strada e sapere che verranno indelebilmente legati a questi momenti, a questi luoghi, e ogni volta che li riascolterò in futuro, chiuderò gli occhi e sarò di nuovo qui, e perfino al fare cose routinarie, ormai divenute nuove abitudini.
E soprattutto, quel che adesso mi sta rafforzando più di tutto: la mia INDIPENDENZA. Non quella economica, no. Quella psicologica. Ho capito che da sola posso. E non mi tiro indietro. All’inizio mi è costato. È stato come dover raggiungere qualcosa 3cm + lontano del mio punto d’appoggio, come nelle classiche scene da film in cui il protagonista è in bilico sul burrone e riesce solo a sfiorare l’appiglio.
Ma poi con una piccola spinta e un salto deciso, ci sono arrivata, e quello che ho ottenuto è valso la paura di saltare. Adesso mi sembra che il mio “appiglio di sicurezza” si sia spostato un po’ + in là. O forse sto saltando + lontana io, non lo so!

preparativi

Come un’enorme creatura gravida, Siviglia si sta preparando al parto.
Si sente nell’aria che sta per succedere qualcosa di grandioso, magnifico e solenne. L’atmosfera è decisamente densa, come il fumo degli incensi accesi agli angoli delle strade; l’attesa cresce come le vibrazioni dei tamburi che si sentono nella notte, come tuoni in lontananza. Guardandosi intorno è impossibile non incappare nello sguardo sofferente di un Cristo piegato sotto la croce e in Madonne che ammoniscono i turisti svagati con le loro lacrime stellate.Il traffico notturno nei vicoli del centro viene bloccato da enormi baldacchini vuoti, portati da decine di ragazzi, i costaleros, che si allenano a sopportare il peso delle raffigurazioni sacre.
La Semana Santa è alle porte. I cittadini sono emozionati, quasi estatici, all’idea. I miei compagni stanno tramando fughe, come se fosse una sciagura dalla quale allontanarsi il più possibile.
Io voglio esserne travolta. Non so cosa mi aspetta. Credo che verrò sopraffatta dal caos che porterà nella pur calma Siviglia, ma sono ben 12 anni che sogno di assistere alle processioni degli “incappucciati”, e adesso ho la possibilità insperata di esserne testimone. Non mi rifugerò in una qualche località di mare…

Gli spagnoli ed il cibo

Arrivando a Siviglia ci si rende immediatamente conto del numero spropositato di bar, cervecerie e localini dove è possibile mangiare qualcosa. Bar è una parola che mal li descrive, così come ristoranti o birrerie. Sono tutte e tre le cose insieme. Aprono la mattina per colazione, che di solito consiste in una “tostada” (un panino tagliato a metà e riscaldato!) con prosciutto e burro (sì, è così!), pomodoro ed olio d’oliva o burro e marmellata (anche se quest’ultima variante è assai poco richiesta), che si accompagna ad un café con leche o con un ColaCao (latte e cioccolato… per i migliori stomaci!).
Durante la mattinata si susseguono ordinazioni di caffè di varia guisa e chupitos di whisky o di altri alcolici.
Arrivati all’ora di pranzo parte la danza delle birre, normalmente servite in bottigline da 20cl o in cañas (bicchieri piccoli). La birra in Spagna è la Cruzcampo (originaria di Siviglia, e pronunciata regolarmente “Cruhccampo”), la Mahou o la Estrella. Birre d’importazione se ne vedono pochissime e solo in determinati locali.
I tavoli a questo punto si riempiono e si colorano di tanti piccoli piattini e ciotole, perché la TAPA è un vero e proprio stile di pasteggiare. Sceglierne 4 o 5, condividere, provare, spelluzzicare, rubare un boccone da un altro piatto… Tutto mentre si intavolano animate discussioni, si gettano tovagliolini di carta al suolo e osserva il rumoroso via vai dei camerieri.
I primi tempi che eravamo qui frequentavamo sempre i soliti 2 o 3 posti, catene abbastanza a buon mercato, ma con menu “internazionali” e di qualità mediocre (o cmq troppo standardizzata).
Adesso, lavorando ognuno in luoghi diversi, incontrarci per pranzo è diventato + difficile e quindi mi diverto a provare sempre nuovi posti dove mangiare una piccola razione di cibo, appena esco da lavoro.
Di norma entro nel locale + scalcinato che vedo, dove l’interno è buio e non particolarmente rifinito. Ancor prima di sedersi, i camerieri chiedono cosa si vuole da bere, dopodichè prendono l’ordinazione vera e propria e portano le posate in un cestino, insieme a dei micro grissini o delle specie di taralli (niente a che vedere coi nostri, purtroppo!)
Le tapas non si fanno attendere, il servizio è sempre veloce.
Ieri ho provato il gusto ed il piacere di accomodarmi direttamente al bancone, come fanno in molti, e mangiare lì. Oltre a non dover richiedere l’attenzione del personale, non si paga nemmeno il servizio, in questo modo!
Altra cosa che ho scoperto è che, in diversi posti, le tapas vengono servite solo all’interno del locale, senza poter usufruire dei tavoli sulla “terrazza” all’aperto…
In ogni caso dall’ora di pranzo in poi si può trovare da mangiare a tutte le ore.
I bar sono sempre pieni di gente, dalle signore che passano il pomeriggio davanti ad un cafè con leche, ai ragazzi che condividono un “cubo de botellines” (un secchiello pieno di ghiaccio e bottiglie di birra) e olive saporite, ai bambini che fanno merenda con una tazza di chocolate con churros (bastoncini di pastella fritta da pucciare nella cioccolata!)… tutti insieme appassionatamente per stare insieme e godere dei piaceri della gola!
Probabilmente al mio rientro in Italia mi dovrò mettere seriamente a stecchetto, ma adesso non riesco a fare a meno di immergermi nelle abitudini locali…