Estate

Sono ritornata ormai da tempo in Toscana. Le prime settimane sono state veramente dure. Non riuscivo più a sentirmi a mio agio in mezzo alle persone che conosco da anni, nei luoghi in cui sono cresciuta. Aprile e Maggio sono stati mesi lunghi e noiosi, la mia testa vagava, faticavo a seguire le conversazioni e a prestare attenzione a ciò che mi veniva detto. Poi… poi è arrivata l’estate. Sono tornati i ritmi da cicala e le serate folli in giro per la Maremma. Le sagre, gli aperitivi, i mojitos e le notti bianche con la mia amica Fra, le albe per strada, il ritrovato stordimento a lavoro del giorno dopo…

 

Semana Santa – primera parte

Ho finalmente attraversato e superato la settimana di passione andaluza.
Tutti i preparativi ed aspettative riguardanti questo importante avvenimento non sono stati disattesi.
Le vie centrali di Siviglia erano letteralmente sommerse dalle sedie (a pagamento) per far godere al meglio questa esperienza ai sivigliani.
Ma per poter capire ccessomeglio quello che è su, ho bisogno di qualche premessa.
Le hermanedades che portano per Siviglia le loro immagini sacre sono 60. Esatto. SESSANTA. Però molto molto raramente riescono ad uscire tutte. Quest’anno ad esempio, per il maltempo che ha afflitto la zona, solo 30 hanno potuto effettuare la processione. Molto poche, e ogni volta che il consiglio della confraternita decide di non uscire per le strade, ci sono moltissime persone che soffrono e si commuovono, per non poter vedere la loro Vergine.
Ogni hermandad parte dalla propria parrocchia ed esegue un percorso che converge, per tutte, alla Cattedrale. Prima di arrivarci, devono obbligatoriamente fare un tragitto comune che si chiama Carrera Oficial, che tocca le vie adiacenti alla Cattedrale. Dopo essere passate dalla chiesa principale di Siviglia, il corteo torna verso la propria parrocchia.
La processione ha una durata diversa da confraternita a confraternita, a seconda del percorso che esegue e dal numero di nazarenos dalla quale è composta. Ci sono parrocchie con un centinaio di nazareni, ed altre, le + antiche e famose, che ne hanno oltre 2000.
Il “clou” della processione è il passaggio dei pasos, ovvero le rappresentazioni del Cristo e della Vergine. Sono dei carri enormi, con statue a grandezza naturale, ricchissime nell’allestimento, nelle vesti e negli addobbi.
Il paso del Cristo di solito rappresenta il momento della Passione durante il quale la confraternita effettua la processione, e di conseguenza questo influisce su tutto il tono della processione. Cambia la musica, l’atteggiamento dei nazareni e del pubblico. Le processioni del venerdì santo per questo sono le + “drammatiche”, con la rappresentazione della croceffissione e della pietà.
Questi palchi vengono trasportati dai costaleros, che una volta venivano assoldati tra i portuali, ma che oggi sono parrocchiani. Già dalle settimane antecedenti alla Pasqua, durante la notte, si possono incrociare gli allenamenti e le prove dei costaleros per le strade delle processioni.
Il loro cammino, ovviamente, non è continuo. Effettuano molti intervalli, appoggiando il palco a terra e, ogni tot, vengono sostituiti da altri costaleros, per riposarsi. Il palco è seguito dal capataz, figura che coordina i loro movimenti attraverso gli stretti vicoli traboccanti di gente.
I nazareni che compongono la processione hanno questi cappucci appuntiti e delle tuniche con i colori della confraternita. I più suggestivi sono ovviamente quelli vestiti completamente di nero. Fa strano vederli passare per le strade in momenti diversi dalle processioni, incontrarli sul bus o in ascensore, vederli togliersi il cappuccio e scoprire che là sotto si nasconde un adolescente brufoloso o una donnina occhialuta.
Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di resurrezione, ogni giorno c’è un calendario preciso di ogni hermanedad che scende per le vie. Avere il programma è fondamentale per seguire le stazioni di penitenza, così si può scegliere il posto dove aspettare il corteo e correre da una processione all’altra (o evitare le zone “rosse”…). Per avere un’idea di quello che significa, vi consiglio di guardare il sito ufficiale della Semana Santa.
Questi, i fatti. Per le impressioni, vi rimando al prossimo post!

Barcelona

La mia seconda personale fuga da Siviglia è stata per andare a conoscere una mia amica fotografa a a Barcellona. Era da tempo che io e lei avevamo la voglia di vederci e di passare del tempo insieme. Così ho prenotato il volo e sono andata a trovarla.
Lei credo sia la persona + “estrema” che a questo punto conosco, una vera punk con una vita incredibile alle spalle e così tante esperienze da far impallidire molti uomini (e donne) di mondo…
Ho passeggiato con lei per tutta Barcellona, da Gracia al mare, da Poble Nou al Maresme Forum. Architetture che andavano dallo stile gotico al Nouveau, dai palazzi popolari alle grandi opere di design.
Devo dire che anche questa volta non sono riuscita a cambiare la mia opinione su questa città. Non mi sembra la classica città spagnola, tutta questa mescolanza di stili le fa perdere peculiarità. Anche se devo dire che da appassionata di architetture, mi sono beata alla fista di così tante particolarità. E non sto parlando di Gaudì, ma degli enormi palazzi del Maresme forum… Mi hanno davvero lasciata piacevolmente sorpresa!
Altra cosa di cui mi sono beata è stato attraversare Gracia e Poble Nou, ovvero due villaggi ormai assorbiti pienamente dal congiunto urbano di Barcellona. Ma in questi quartieri ho ritrovato la calma e la tranquillità di Siviglia…
Ecco, quello a cui ho fatto caso è stato che i miei confronti non erano con una città italiana, ma con Siviglia: prezzi, abitudini, modi di dire… tutto paragonato all’Andalusia. Segnaccio.
Comunque la mia amica ha insistito molto sul fatto che io dovessi andare a stare là. Anche non sapendo il catalano un lavoretto lo troverei…
Chissà se il prossimo inverno sarà un Inverno Catalano!?!? ^_^

Granada

Maledetta memoria! Maledetti ricordi! È tutto così cambiato dal 2000… Non sono riuscita a trovare nulla di quel paese antico e polveroso che vidi 12 anni fa, con gli occhi sgranati di una diciannovenne che vede per la prima volta il mondo, che vive la sua prima vera vacanza col primo amore della sua vita, che passa un mese zingaro fuori casa con lo zaino in spalla…
Ritmi veloci, sorrisi artefatti di mercanti arabi, omologazione tutto intorno.
Questa è la sensazione che mi ha lasciato Granada. Qualcosa di finto, fasullo. L’Alhambra, troppo bella e perfetta. La Barbie delle fortezze moresche. Il paese, troppo “etnico”, l’ostello, troppo impersonale.
E quindi mi chiedo se non sono io a non essere riuscita a calarmi nell’atmosfera, se prendermi la responsabilità di programmare e prenotare tutto per 10 persone abbia significato mettere da parte la mia visione individualistica delle cose per star dietro a ritmi, necessità, pareri diversi…
Alla fine tutto è andato bene, l’ostello era carino e siamo sopravvissuti all’affollata nottata. Abbiamo visitato molto velocemente l’Alhambra, l’Albaicín, mangiato in un posto assolutamente schifoso, fumato narghilè, bevuto tè, ballato le solite manfrine spagnole…
Adesso sono sul treno x Siviglia e non vedo l’ora di essere di nuovo tra le sue braccia, in posti che ormai sono familiari, muovendomi sicura sapendo dove andare…

Prozac personali

Chissà se le persone che mi vedono passare velocemente in bici ridacchiando, pensano che io sia pazza.
La verità è che non mi interessa.
In questo momento uno tsunami di libertà mi sta travolgendo, e la cosa che più mi esalta è che me ne sto rendendo conto. Non sempre si è consapevoli di quello che ci succede, di come è DAVVERO la nostra vita, e pensiamo sempre in maniera negativa, calpestando fatti e conquiste che poi, guardandoci indietro, realizziamo essere state fondamentali ed importanti.
“si stava meglio quando si stava peggio”. Ci fermassimo solo un po’ + spesso ad analizzare cosa abbiamo, non lo rimpiangeremmo in futuro (o forse si, però con la soddisfazione di essercelo goduto).
Mi sto godendo le corse notturne in bici, le passeggiate al sole, la scoperta di nuovi posti, le sciocchezze dette sul fiume coi miei nuovi amici spagnoli e rispondere con qualche espressione colloquiale, sentire il verso dei pappagalli e alzare la testa per cercarli sugli alberi, il profumo dei fiori di arancio che si stanno schiudendo, attraversare la città con sicurezza, trovare un posto pazzesco e portare poi qualcuno a vederlo, la facilità con cui mi sento a mio agio con persone straniere anche dopo 3 minuti di conoscenza, ascoltare i Beirut mentre cammino x strada e sapere che verranno indelebilmente legati a questi momenti, a questi luoghi, e ogni volta che li riascolterò in futuro, chiuderò gli occhi e sarò di nuovo qui, e perfino al fare cose routinarie, ormai divenute nuove abitudini.
E soprattutto, quel che adesso mi sta rafforzando più di tutto: la mia INDIPENDENZA. Non quella economica, no. Quella psicologica. Ho capito che da sola posso. E non mi tiro indietro. All’inizio mi è costato. È stato come dover raggiungere qualcosa 3cm + lontano del mio punto d’appoggio, come nelle classiche scene da film in cui il protagonista è in bilico sul burrone e riesce solo a sfiorare l’appiglio.
Ma poi con una piccola spinta e un salto deciso, ci sono arrivata, e quello che ho ottenuto è valso la paura di saltare. Adesso mi sembra che il mio “appiglio di sicurezza” si sia spostato un po’ + in là. O forse sto saltando + lontana io, non lo so!

preparativi

Come un’enorme creatura gravida, Siviglia si sta preparando al parto.
Si sente nell’aria che sta per succedere qualcosa di grandioso, magnifico e solenne. L’atmosfera è decisamente densa, come il fumo degli incensi accesi agli angoli delle strade; l’attesa cresce come le vibrazioni dei tamburi che si sentono nella notte, come tuoni in lontananza. Guardandosi intorno è impossibile non incappare nello sguardo sofferente di un Cristo piegato sotto la croce e in Madonne che ammoniscono i turisti svagati con le loro lacrime stellate.Il traffico notturno nei vicoli del centro viene bloccato da enormi baldacchini vuoti, portati da decine di ragazzi, i costaleros, che si allenano a sopportare il peso delle raffigurazioni sacre.
La Semana Santa è alle porte. I cittadini sono emozionati, quasi estatici, all’idea. I miei compagni stanno tramando fughe, come se fosse una sciagura dalla quale allontanarsi il più possibile.
Io voglio esserne travolta. Non so cosa mi aspetta. Credo che verrò sopraffatta dal caos che porterà nella pur calma Siviglia, ma sono ben 12 anni che sogno di assistere alle processioni degli “incappucciati”, e adesso ho la possibilità insperata di esserne testimone. Non mi rifugerò in una qualche località di mare…

Gli spagnoli ed il cibo

Arrivando a Siviglia ci si rende immediatamente conto del numero spropositato di bar, cervecerie e localini dove è possibile mangiare qualcosa. Bar è una parola che mal li descrive, così come ristoranti o birrerie. Sono tutte e tre le cose insieme. Aprono la mattina per colazione, che di solito consiste in una “tostada” (un panino tagliato a metà e riscaldato!) con prosciutto e burro (sì, è così!), pomodoro ed olio d’oliva o burro e marmellata (anche se quest’ultima variante è assai poco richiesta), che si accompagna ad un café con leche o con un ColaCao (latte e cioccolato… per i migliori stomaci!).
Durante la mattinata si susseguono ordinazioni di caffè di varia guisa e chupitos di whisky o di altri alcolici.
Arrivati all’ora di pranzo parte la danza delle birre, normalmente servite in bottigline da 20cl o in cañas (bicchieri piccoli). La birra in Spagna è la Cruzcampo (originaria di Siviglia, e pronunciata regolarmente “Cruhccampo”), la Mahou o la Estrella. Birre d’importazione se ne vedono pochissime e solo in determinati locali.
I tavoli a questo punto si riempiono e si colorano di tanti piccoli piattini e ciotole, perché la TAPA è un vero e proprio stile di pasteggiare. Sceglierne 4 o 5, condividere, provare, spelluzzicare, rubare un boccone da un altro piatto… Tutto mentre si intavolano animate discussioni, si gettano tovagliolini di carta al suolo e osserva il rumoroso via vai dei camerieri.
I primi tempi che eravamo qui frequentavamo sempre i soliti 2 o 3 posti, catene abbastanza a buon mercato, ma con menu “internazionali” e di qualità mediocre (o cmq troppo standardizzata).
Adesso, lavorando ognuno in luoghi diversi, incontrarci per pranzo è diventato + difficile e quindi mi diverto a provare sempre nuovi posti dove mangiare una piccola razione di cibo, appena esco da lavoro.
Di norma entro nel locale + scalcinato che vedo, dove l’interno è buio e non particolarmente rifinito. Ancor prima di sedersi, i camerieri chiedono cosa si vuole da bere, dopodichè prendono l’ordinazione vera e propria e portano le posate in un cestino, insieme a dei micro grissini o delle specie di taralli (niente a che vedere coi nostri, purtroppo!)
Le tapas non si fanno attendere, il servizio è sempre veloce.
Ieri ho provato il gusto ed il piacere di accomodarmi direttamente al bancone, come fanno in molti, e mangiare lì. Oltre a non dover richiedere l’attenzione del personale, non si paga nemmeno il servizio, in questo modo!
Altra cosa che ho scoperto è che, in diversi posti, le tapas vengono servite solo all’interno del locale, senza poter usufruire dei tavoli sulla “terrazza” all’aperto…
In ogni caso dall’ora di pranzo in poi si può trovare da mangiare a tutte le ore.
I bar sono sempre pieni di gente, dalle signore che passano il pomeriggio davanti ad un cafè con leche, ai ragazzi che condividono un “cubo de botellines” (un secchiello pieno di ghiaccio e bottiglie di birra) e olive saporite, ai bambini che fanno merenda con una tazza di chocolate con churros (bastoncini di pastella fritta da pucciare nella cioccolata!)… tutti insieme appassionatamente per stare insieme e godere dei piaceri della gola!
Probabilmente al mio rientro in Italia mi dovrò mettere seriamente a stecchetto, ma adesso non riesco a fare a meno di immergermi nelle abitudini locali…

Giro di Boa – 5 Marzo 2012

Siamo arrivati allo stramaledettissimo giro di boa.
Da oggi in poi i giorni da passare qui sono meno di quelli passati. Per quanto mi riguarda, sto cercando di trattenere ogni sensazione che provo, momento dopo momento.
Certo, l’entusiasmo e lo stupore iniziali sono passati, è sopraggiunta una fisiologica abitudine ai posti, al clima e alla quotidianità di questa nuova (breve) vita.
Per contro è cresciuto il piacere di stare coi miei compagni di viaggio, di passare le serate insieme, facendo gli stupidi per le vie sivigliane o semplicemente mangiando un boccone a casa di qualcuno.
E sto anche rendendomi conto quanto questo periodo di distacco dalla mia vita “vera” mi stia servendo per fare un po’ di “ripulisti” e di chiarezza su rapporti, amicizie, relazioni.
Non so bene cosa troverò al mio ritorno. Se i miei giri saranno gli stessi, se avrò bisogno di ampliarli o di ridurli.
Non so. Certo, faccio finta di non accorgermi delle persone che NON sono presenti, ma in realtà lo so eccome!

Lisbona part III

Cominciare la giornata con della buona musica, una buona dose di fette di pane tostato con burro e marmellata, una spremuta appena fatta e due chiacchiere sul quanto quest’ostello sia assolutamente una sorpresa in positivo. Cosa c’è di meglio!?
Parto “prestissimo”, prendo il primo treno utile per Sintra ed in 40 minuti sono lì.
Sintra è un paesino famoso per il suo enorme parco fiabesco, in mezzo al quale svettano il castello dei mori ed il Palazzo de Pena. Per economizzare tempo ho visitato quest’ultimo. Un grandissimo palazzo voluto dal re Ferdinando di Coburgo Gotha, costruito partendo da un antico monastero. Infatti in alcune parti del palazzo sono riconoscibili degli elementi tipici delle chiese. Fa strano vedere volte ed archi come soffitto di una sala da pranzo o di una camera da letto. E saloni arredati in stile indiano, mobili cinesi, moderni bagni con doccia, completano il quadro.
Un bellissimo palazzo, niente da dire, ma mentre attraversavo quelle suntuose stanze sognavo i vicoli di Lisbona, la brezza marina e le urla dei gabbiani. Non ho perso altro tempo e sono corsa alla stazione, mangiando un panino al volo in un curioso bar rosa confetto gestito da due simpatici e solerti ometti.
Il treno mi ha riportato nella capitale poco dopo le 14 ed ho subito ripreso i miei vagabondaggi per gli stretti vicoli della Baixa. Sono entrata nel Convento di Carmo, una grande cattedrale scoperchiata che ricorda molto San Galgano, e poi ho proseguito per il quartiere cercando un punto panoramico dal quale fare foto da cartolina.
Non sono riuscita a trovare nessun mirador in particolare, ma in compenso mi sono imbattuta fortuitamente nell’ascensore + famoso di Lisbona. L’elevador de Bica. Il buon fotografo sa attendere, ed io mi sono messa pazientemente seduta nel punto migliore per scattare, una volta che l’ascensor fosse partito.
Visto che non dava segni di muoversi, alla fine mi sono avvicinata ed ho iniziato a “far fuoco” su di una anziana signora che stava seduta all’interno. Un ciabattino lì davanti mi ha visto e mi ha chiesto se quella donna fosse mia parente e se io le avessi chiesto il permesso di fotografarla.
Non avendo nessunissima voglia di iniziare una discussione con un personaggio che non voleva minimamente mollare la presa (e avendo già prodotto uno scatto interessante!), me ne sono tornata al mio angolino, ho aspettato il passaggio dell’ascensore e ho proseguito.
(qui mi aspetto un commento da Guido… eheheheh)
I vicoli perpendicolari alla salita dell’ascensore mi sembravano molto tipici e “pittoreschi”, e ho iniziato a percorrerli.
Ho volutamente utilizzato il termine pittoresco, perché non si sa come, ma ha sempre una valenza eufemistica. Difatti, quelle stradine così colorate e deliziose avevano una congiuntura maleodorante di rasghi di nottate brave, luculliani pasti e fugaci incontri amorosi. In più, il passaggio di qualche soggetto non proprio rassicurante, mi ha fatto tornare lesta sul viale principale.
Raminga arrivo al Chiado, faccio la foto di rito col Sig. Pessoa (facendo ripetere l’operazione al mio fotografo del momento, che al primo colpo mi aveva segato i piedi!!! grrrr) e salgo sull’ascensore di Santa Justa, pagando ben 5 Euro per accedere anche al mirador.
Non mi pentirò mai di quella spesa, prima di tutto perchè salendo fino in cima ho distaccato la ragazza italiana + fastidiosa che abbia mai incontrato in vita mia, e secondo perchè da lassù ho goduto di una vista fantastica sull’Alfama.
La luce si stava facendo calda e stava perdendo la durezza delle ore centrali del giorno, i viali in basso disegnavano perfette perpendicolari che cozzavano sul disordine del quartiere moresco, i gabbiani sfrecciavano veloci di fronte all’imponente mole del castello, che se ne sta placido come un drago addormentato sulla cima della collina.
Approfittando del fisheye, mi sono scattata qualche foto, e una ragazza giapponese, impietosita dai miei miseri tentativi, si è offerta di farmene qualcuna. Non ho saputo resistere dal ridere quando lei, appoggiando l’occhio sul mirino, ha iniziato ad emettere gridolini di sorpresa alla vista dello spropositato angolo di ripresa che si gode col fisheye! Era talmente gasata, poverina, che mi ha scattato una marea di foto… tutte ovviamente con la sua bella ombra in primo piano! eheheheheh… Questo mi serva di lezione per quando, a Firenze, ai bei tempi delle analogiche, facevo le foto ai giapponesi tagliando loro le teste, o riprendendo il marciapiede anziché il campanile del Brunelleschi!!! xD
Beh, sono rimasta un bel po’ affacciata lassù, non ne volevo sapere di scendere. Era l’ultimo abbraccio che davo a Lisbona, e volevo imprimere ben bene quella città e quell’atmosfera nei miei occhi, nella mia anima.
Qualcosa infatti di quel momento mi è rimasto. Un bel raffreddore che è esploso già al mio ritorno a Siviglia.
Insomma, scesa da lì sono tornata in ostello, per far passare le ultime due ore prima di avviarmi verso la stazione dei bus. Ho salutato le mie nuove conoscenze ed i ragazzi dello staff, che mi hanno abbracciato come se fossi un’amica di lunga data, ho preparato bene lo zaino per affrontare il viaggio (e siccome l’esperienza insegna, mi sono comprata una coperta di pile alla modica cifra di 1.90 Euro per dormire come una papessa!) ed insieme a Dominick e alle sue due tavole da surf, ho preso la metro per la stazione degli autobus.
Non seguirà un paragrafo sulle mie impressioni + intime e personali, quelle se me lo concedete me le tengo per me. 😉 Qui ci sono solo i fatti e le sensazioni + palesi e forti.
Per cocludere, dopo 8 ore di sonno quasi decente, sono arrivata alla stazione di Plaza de Armas alle 5am, e tirandomi dietro il mio piccolo bagaglio rosa, sono tornata a piedi a casa.

Lisbona Part II

“Love is a burning thing, and it makes a fiery ring. Bound by wild desire I fell into a ring of fire…” Johnny Cash mi sveglia puntualmente alle 9, dopo un lungo e meritato sonno ristoratore. Solo il tipo che dormiva nel letto sotto al mio mi ha brevemente svegliato quando ha raccolto le sue cose e lasciato la stanza, senza preoccuparsi troppo di non fare rumore. Era un ragazzo americano dall’aspetto asiatico, molto giovane, che mi ha raccontato essere un giocatore di poker online professionista. Passa 8-10 ore al giorno al pc, giocando su vari siti contemporaneamente. Al momento è in vacanza “forzata”, prima di andare a Bucarest a cercare casa per trasferirsi, perché dopo aver violato non so quale legge americana sul gioco d’azzardo, non poteva + “lavorare” negli USA.
A colazione ho incontrato di nuovo Mary e i tedeschi. Lei andava a Belem. Essendo domenica, i monumenti e musei erano gratis fino alle 14. Muriel e il ragazzo invece andavano a Cascais, villaggio di pescatori poco distante da Lisbona.
Decido di seguire il programma di Mary, e prendo il tram per Belem con altre 1000 persone,passando 20 minuti in un’accidentale sauna. Lascio scendere la folla alla prima fermata del quartiere, io decido fare il giro al contrario, partendo dalla Torre, per poi tornare indietro e terminare il percorso al Monastero de San Jeronimo, sperando di trovare meno folla in questo modo.
Effettivamente non ho fatto code nè ho dovuto sgomitare tanto per ammirare i vari panorami.
La Torre di Belem era l’emblema che avevo di Lisbona. C’è da dire che non sapevo praticamente niente di questa città, non avevo visto molte foto nè avevo fatto grandi ricerche. La Torre era l’unico monumento che conoscevo, attorno al quale avevo costruito la mia Lisbona immaginaria.
Fortunatamente e sorprendentemente l’immaginazione è stata superata dalla realtà, e la Torre è tornata al suo posto nella geografia urbana.
Si, mi aspettavo qualcosa di +. Forse perché è decentrata, ed io la immaginavo in pieno centro, forse perché ho scoperto altro e questo “altro” mi ha conquistato più del fortino. Ad ogni modo ho reso omaggio al navigatore De Gama e alle sue scoperte, entrando nella torre e salendo in cima al Padrão dos Descobrimentos (monumento delle scoperte), che mi ha impressionato per la sua grandezza. Poi sono entrata nel chiostro del Monastero di San Jeronimo, ma a quel punto non avevo + molta forza di vedere nuove cose, quindi sono andata a mangiare e poi mi sono messa a sedere nel parco. Ho pensato di riposare 5 minuti. Il sole era caldo e si stava bene in maglietta, così mi sono stesa e ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti era passata un’ora!!!!
Ho fatto merenda con le pastine di Belem, così famose da lasciarmi un po’ delusa, e sono tornata in centro. Non avevo particolare voglia di continuare a camminare, per cui ho deciso di prendere il tram n.28 e di farmi un giro su quel pezzo di storia su binari. Essendo domenica c’era una discreta folla che lo aspettava, e mi sono un po’ demoralizzata. Poi ho visto che dall’altra parte della strada la fermata era vuota. Logicamente, il tram in quella direzione non saliva verso l’Alfama, e quindi non attirava l’attenzione, ma a me non importava granchè. Non avevo altri programmi e potevo conmcedermi un bel giro. Infatti il tram era vuoto, e mi sono sistemata in fondo, dove potevo far foto + comodamente. Mi sono pure presa una giusta partaccia dal conducente, che mi ha visto sporgere pericolosamente verso il retro. Il tram infatti passa molto radente ai muri, in certi punti, e avrei potuto farmi molto molto male. In ogni caso il gioco è valso la candela, perchè la foto che sono riuscita a scattare prima dell’urlo del conducente mi piace proprio!!! ^_^
Sono scesa dal tram all’incirca dove il giorno prima c’era la Feira da Ladra, volutamente, per ripercorrere quei vicoli all’ora blu, quando le luci iniziano ad accendersi e tutto acquista una nuova meravigliosa atmosfera.
Mi sono presa i miei tempi, sono tornata pian piano in centro, ridacchiando come una scema tra me e me per ogni foto riuscita che vedevo nello schermo.
Ero a Libona in luna di miele con la mia Nikon, e fare foto era il mio scopo principale. Avevo il timore di non trovare il giusto feeling con la città, ma da una prima selezione degli 8GB di foto fatte, sono riuscita abbastanza bene a dipingere con la luce quello che ho visto e provato.
Ho come al solito cenato all’ostello, insieme agli altri e a Giuseppe e Dominick, rispettivamente un ragazzo di Bari in giro da un mese prima di ricominciare la stagione in un Hotel a Firenze, e un surfista tedesco (con tutti gli attributi stereotipati del caso), che sta a Cadiz a cazzeggiare.
Nessuno usciva, io le mie foto di notte le avevo fatte, per cui siamo rimasti a chiacchierare nella living room finchè i miei occhi non si sono fatti pesanti.
Per il giorno seguente avevo programmato un giretto a Sintra, che tutti mi avevano consigliato per la bellezza dei suoi castelli. Non volevo perderci tutta la giornata, visto che alle 21 mi aspettava il bus per tornare a Siviglia e c’erano ancora delle cose che volevo vedere. Per cui partire presto era fondamentale!
Quindi, poco dopo lo shottino offertoci dall’ostello sono andata a dormire, cullata dalle note dei Beirut, vera e propria colonna sonora degli ultimi giorni.